martedì 27 settembre 2011
Sfilata sulle note del Padrino
E’ recente il servizio sulla festa dei gigli, a Napoli nel quartiere barra, durante la quale due “padrini” sono giunti a bordo di una macchina d’epoca a farsi acclamare dal loro pubblico.
In quel quartiere è d’obbligo, da parte della criminalità organizzata, far valere la propria forza, dimostrare che loro sono molto più vicini al “popolo” delle istituzioni; è d’obbligo, per i “padrini” mantenere simbolicamente la loro autorità, devono legittimare il proprio potere più che nascondersi. E’ un aspetto della criminalità organizzata che appartiene al passato, se consideriamo che dall’arresto di Totò Riina la parola d’ordine è diventata l’insabbiatura e il nascondiglio. Si ritorna al loro tipo di normalità? I criminali possono dare sfoggio ancora dei propri averi e illudere la gioventù di questi poveri quartieri con la vista di una Rolls Royce bianca, simbolo del lusso almeno quanto lo champagne buttato all’aria della stessa festa durante lo scorso anno? E’ ancora possibile vedere queste scene? Decisamente scontata una risposta…
Non credo di poter dire più dei vari editorialisti di tutti i grandi quotidiani, che oggi e ieri hanno riempito le prime pagine di commenti prestigiosissimi e validi; voglio stimolare una riflessione che ha sapore più locale che nazionale. Molto spesso mi sono trovato in giro per il mio paese a vedere scene di una brutalità inaudita, dalle risse nate per una sigaretta alle minacce per uno sguardo. Credete che la simbolica manifestazione di forza che vediamo alternativamente ogni dieci giorni sia tanto distante da quello che si può vedere nel servizio de L’Espresso? A Barra la festa del Giglio è una istituzione centenaria, e questi atteggiamenti sono divenuti consuetudinari col passare del tempo. Fino a che le persone non vedranno più i boss sfilare per le strade non si abitueranno mai ad una vita civile, non si abitueranno mai ad avere dei diritti da difendere. Non credete che questo possa servire da esempio? Evitiamo di far diventare consuetudine quella che ora è solo una cattiva abitudine, evitiamo di lasciar correre tutto.
Lorenzo Carangelo
sabato 10 settembre 2011
Senza padroni
In un paese come l'Italia, da anni subdolamente manipolato da squilibrati, cercare di fare della buona informazione è sempre più difficile. Il valore della democrazia è ormai soltanto un ricordo e il popolo italiano assuefatto e quotidianamente abbindolato da vergognosi Mass media non riesce più a distinguere la verità dalla menzogna. Tra i giornalisti regna l'ignavia e nessuno osa distaccarsi da quella melma ripugnante nella quale, tremuli, si ci attacca ad effimere certezze, offerte in cambio della completa sottomissione al padrone. L'Italia dorme, non protesta, accettando giorno dopo giorno un'informazione sempre più vuota ed inconsistente, volta esclusivamente a nascondere ciò di cui è bene non parlare. “Il vero potere risiede nelle mani dei detentori dei Mass media”. Licio Gelli aveva ragione. Il dominio dell'informazione era il punto cardine del programma pduista, maniacalmente interpretato e portato oggi a conclusione da uno dei primi tesserati, Silvio Berlusconi. In questa realtà stracolma di omertà ed indifferenza c'è ancora una piccola fiamma di speranza alimentata da un ristretto numero di persone che lottano per la distruzione di questo ingannevole sistema. Tra queste spicca la figura di Santoro, uno degli ultimissimi superstiti del giornalismo italiano. Dopo aver inutilmente proposto alla Rai di lavorare gratis, e dopo esser rimbalzato sul narcisismo di Mentana, l'ex conduttore di Annozero con una breve frase, pubblicata sulla sua pagina Facebook, ha riacceso l'entusiasmo di migliaia di persone:“Cari amici, ci stiamo preparando a tornare ma abbiamo bisogno del vostro aiuto… Ci siete?” . Di ufficiale ancora non c'è nulla, ma domenica 11 settembre, in occasione della festa de Il Fatto Quotidiano, dal parco della Versiliana, Santoro annuncerà il suo ritorno, rinnovando l'impegno nella lotta contro tutte le forme di censura di cui anche lui è stato vittima. La sua nuova trasmissione, secondo alcune indiscrezioni, si chiamerà “Senza Rete” e sarà trasmessa da siti internet, tv locali, tv satellitari e canali digitali. Tra queste le emittenti già disposte ad accogliere il progetto sarebbero TeleLombardia e Antenna 3, TeleNorba, Primocanale, Telefriuli, Telecapri, Antenne Sicilia e Videolina. L'obiettivo del giornalista è quello di ricoprire interamente il territorio nazionale. Molto probabilmente ci sarà la collaborazione del quotidiano capeggiato da Marco Travaglio, che finanzierà in parte il progetto. Queste le ultime persone capaci di dare ancora un senso a questo paese pieno zeppo di inetti. La risposta del pubblico al nuovo impegno di Santoro sarà certamente positiva e da questa si dovrà ripartire, lavorando insieme, nella speranza che l'italiano medio si accorga di quanto sia fittizia la realtà che sta vivendo.La caparbietà di Santoro e di Travaglio è un esempio per tutti noi che ci deve spingere ad andare avanti anche quando i nemici sono più potenti e soprattutto quando dietro questi nemici si nascondo “uomini grandi ma come coriandoli”. Vanno avanti senza rete, senza censure e senza padroni, offrendoci un'alternativa a quell'insulsa brodaglia di volgarità, ipocrisie e fandonie che ogni giorno vorrebbero somministrarci; il minimo che possiamo fare e seguirli in ogni loro iniziativa spegnendo quell'inutile scatola nera con cui lo psiconano si è costruito il suo impero. Il vergognoso tentativo del governo di soffocare le voci non soggiogabili sarà cosi reso vano; cosi come spezzata sarà la speranza dei tanti politici di nascondere il putridume delle loro vite. La nuova vittoria di Santoro sarà la vittoria della democrazia, della libertà di parola: la vittoria della verità.
Italo D'Andrea
Italo D'Andrea
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