Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente.
Bertolt Brecht

Il caffè del castagno

Il caffè del castagno è il locale in cui i sovversivi, nel capolavoro di Orwell 1984, si riunivano per dare vita alle loro iniziative.

domenica 16 maggio 2010

Riusciremo a sconfiggere i giganti?

Rileggendo “I Giganti della montagna”,opera incompiuta dell’agrigentino Pirandello,mi sono chiesto: Riusciremo a sconfiggere i giganti a Guardia Sanframondi?

Ma chi sono questi Giganti? Metaforicamente rappresentano quella parte della società moderna che rifiuta la cultura,l’arte. Nel nostro caso, tutti coloro che che non vogliono lo sviluppo sociale, culturale ed economico del nostro paese. Tanto è vero che Giorgio Strehler ne ha rappresentato tre edizioni,in tre momenti storici: nel 1947 l’Italia usciva dalla guerra, i “Giganti” servivano ad esorcizzare gli ancora dolenti incubi della morte in una rinnovellata speranza di rinascita,dove il mito si combinava con la favola e la realtà con l’ottimismo, ma era anche una denuncia da parte dell’artista all’oppressione del regime fascista attuata sull’arte attraverso la manipolazione del teatro e la censura. Infatti l’identità Giganti-regime ci è data dalla scelta della Favola del figlio cambiato,perno attorno al quale ruota tutta la vicenda di Ilse,testo che la censura fascista aveva proibito.

Nel 1966 tempi di buie vigilie, quindi il ’68 e nel 1994 rappresenta i gravi sconvolgimenti politici che hanno toccato l’Italia,cioè tangentopoli.

Allora,io mi chiedo:a Guardia Sanframondi chi sono i Giganti? Sono tutti coloro che hanno contribuito allo sfascio di questo Paese e tutt’oggi amministratori? Oppure i figli degli amministratori precedenti? Oppure gli elettori?

Strehler a partire dal 1966 fa cadere un sipario di ferro sulla carretta che trasporta il corpo esanime di Ilse e lo esibisce al pubblico,come se lo accusasse di essere l’assassino di Ilse,quindi della poesia. Ma chi sono gli assassini del nostro bel Paese? Non è che siamo noi elettori?

Più o meno la storia dei “ I giganti della montagna” è questa:

Una compagnia di attori girovaghi, guidata dalla contessa Ilse, avendo deciso di recitare “La favola del figlio cambiato” (una opera altamente drammatica dello stesso Pirandello) e non trovando accoglienza nei comuni teatri, giunge ad una villa che sembra abbandonata. Gli strani e misteriosi abitanti della villa, il mago Cotrone e gli Scalognati, cercano dapprima di allontanarli con tuoni, fulmini, apparizioni di fantasmi e altro, infine, poiche` i commedianti non si lasciano intimorire, li accolgono, e Cotrone cerca di convincere la contessa a recitare per gli ospiti della villa il suo dramma, una storia scritta per lei da un giovane poeta che, innamorato e da lei respinto, si e` ucciso. La villa puo` accoglierli perché e` una ‘dimora molto particolare’, dove tutto puo` realizzarsi, basta volerlo: “Siamo qui come agli orli della vita, Contessa” dice Crotone ad Ilse “Gli orli, a un comando, si distaccano, entra l’invisibile: vaporano i fantasmi. E` cosa naturale. Avviene cio` che di solito nel sogno. Io lo faccio avvenire anche nella veglia. Ecco tutto. I sogni, la musica, la preghiera, l’amore… Tutto l’infinto che e` negli uomini, lei lo trovera` dentro e intorno a questa villa” Ma Ilse non accetta, vuole che, in qualche modo, chi assiste all’opera teatrale venga coinvolto, magari in modo conflittuale; allora Cotrone le propone di recitare la sua favola ai Giganti della montagna, potenti signori occupati nella realizzazione di grandi opere, che potrebbero inserirla in un contesto di festeggiamenti per un loro importante matrimonio.
La tragedia termina con l’arrivo dei Giganti (si odono musiche e urla quasi selvagge) ed ecco le ultime parole scritte da Pirandello e pronunciate da Diamante, la seconda donna della compagnia del teatranti: “Ho paura…”
Nell’epilogo, che non e` nel dramma, ma che era nelle intenzioni dell’autore, poi, si viene a sapere che i Giganti, tutta razionalita` e interessi materiali, non accettano la proposta, non hanno tempo per la poesia e le cose dello spirito, ma permettono che la rappresentazione venga allestita per il popolo, i loro servitori. Ilse, pure consapevole del pericolo di portare la sua arte a chi e` completamente privo di sensibilita`, accetta. Urla e fischi accolgono la rappresentazione, gli attori reagiscono, nasce una zuffa, Ilse viene uccisa.

Comunque voglio concludere in maniera ottimistica: I Giganti hanno sempre vinto,ma hanno sempre perso,nel mito e nella storia. L’uomo,lui no,che non si è definitivamente perduto.

(Giorgio Strehler)

Silvio Capocefalo

sabato 8 maggio 2010

I CENTO PASSI


Domani è Domenica 9 Maggio. La festa della mamma. O forse no. Domani è domenica 9 maggio, trentaduesimo anniversario dalla morte di Peppino Impastato, giornalista radiofonico siciliano. Non c’è nulla da festeggiare, tutt’al più da ricordare. Ricordare che Peppino Impastato non è morto per desiderio di gloria, come desideravano i combattenti in guerra nell’antica Grecia. Peppino è morto per noi, perché noi potessimo ricordare quello che lui faceva contro le criminalità organizzate.

Peppino Impastato, per chi non lo sapesse, era il figlio di un affiliato al clan di Tano Badalamenti e ha dedicato la sua vita per informare i cittadini sulla mafia e allo stesso tempo schernirla. Aveva creato una radio con i suoi amici, Radio Aut, e in questa radio oltre a dare informazioni importanti era la voce di una rubrica satirica che probabilmente, insieme al suo impegno politico, fu la causa della sua morte. Venti anni dopo fu recuperata la sua memoria e fu condannato il capoclan Badalamenti come mandante per la sua morte.

Volevo ricordarlo con un pezzo di una sua poesia:

Lunga è la notte
e senza tempo.
Il cielo gonfio di pioggia
non consente agli occhi
di vedere le stelle.
Non sarà il gelido vento
a riportare la luce,
nè il canto del gallo,
nè il pianto di un bimbo.
Troppo lunga è la notte,
senza tempo,
infinita.

Alcune considerazioni personali: Pochi giorni fa è stato arrestato un minorenne per detenzione di stupefacenti ai fini dello spaccio. Due dosi di eroina, otto dosi di hashish e quattro confezioni i marjuana. Non sto parlando di agro aversano o della provincia di Napoli ma del nostro paese, Guardia Sanframondi, che sembra ancora lontano dalle logiche camorristiche spaventosamente vicine del casertano. E’ solo apparenza.


Lorenzo Carangelo

giovedì 6 maggio 2010

mercoledì 5 maggio 2010

Bossi: unità d'italia ricorrenza inutile

Il Senatur non si smentisce mai. Il leader storico dell Lega ha infatti annunciato che i festeggiamenti per l'unità d'Italia non sono proprio il suo forte, come daltronde aveva già fatto capire il Ministro della (?) Semplificazione Calderoli.
Come fare a dargli torto? Non si può proprio in nessun modo, sono convinti che il Sud è il male d'Italia e andranno avanti con questa storia fin quando qualcuno gli darà, o gli farà credere di aver avuto, il famoso federalismo fiscale. Cosa poi sia nello specifico non lo sanno nemmeno loro, dato che hanno firmato una bozza di legge (insieme al Partito Democratico) nella quale si dice che il federalismo fiscale non farà danni agli italiani (e allora come farà a favorire i padani?) e non punterà alla divisione della nazione (e allora perchè è inutile partecipare ai festeggiamenti dell'unità d'Italia?). Sono proprio strani questi italiani....

sabato 1 maggio 2010

DIOGENE DI SINOPE- OMAGGIO AL CANE


Diogene di Sinope (412 a. C.- 323 a. C.), conosciuto anche con l' epiteto di "Diogene il Cane",
oppure anche come "Socrate il pazzo", è stato un grandissimo filosofo dell' antichità, massimo esponente della scuola socratica di Antistene, che prenderà giustappunto il nome di "scuola cinica". Alcune delle abitudini che lo hanno caratterizzato, come "colui che viveva in una botte" o " che andava in giro con la lanterna accesa in pieno giorno perché intento a cercare l’ uomo..", sono passate ormai alla storia, imprimendosi nell’ immaginario filosofico, artistico e umano di ogni tempo.
Anche materialmente Diogene di Sinope ha esrcitato un influsso profondissimo su tutta la cultura occidentale: dal Cristianesimo arcaico sino ai giorni nostri con Peter Sloterdijk, che ha riproposto il cinismo antico come rimedio al fallimento del razionalismo illuminista.
Purtroppo bisogna qui rimproverare che questa grande figura, se si eccettuano pochi circoli di elite, è tutt’oggi bisfrattata, boicottata, evitata dagli specialisti, misinterpretata nelle scuole, e questo semplicemente per via delle sue idee fermissime e dei suoi comportamenti giudicati da sempre ribelli o stravaganti.
Contemporaneo di Platone, verso il quale ha manifestato sempre grande ironia, Diogene è stato infatti l’ interprete più radicale e agguerrito della critica alla società e ai valori tradizionali inaugurata dal maestro Socrate. Ma, fatto più unico che raro nella cultura filosofica occidentale e antiteticamente allo stesso Socrate, durante le discussioni, il Cane non pone alcun problema, non fa nessuna domanda, piuttosto si pone dalla parte di chi risponde, e pare che quanto a battute sferzanti volte ad ammutolire l' interlocutore sia stato impareggiabile.
Esattamente all' opposto di Platone ( proprio colui che lo etichettò come “ un Socrate impazzito”) egli rinnega radicalmente la povera arroganza della teoria alla quale preferisce l’ umile ricchezza della vita: ecco dove Diogene è molto più socratico di Platone.
Cicerone nelle tusculanae disputationes ci racconta un aneddoto storico sulla sua concezione della libertà: pare che una volta Alessandro Magno, tanto affascinato dal filosofo, gli avesse domandato se avesse bisogno di qualcosa, lui che con tutte le sue ricchezze avrebbe potuto soddisfare qualsiasi desiderio .... E indovinate cosa rispose Diogene al grande re:
"Si in questo momento di una cosa ho bisogno. Spostati un pò dal Sole che mi stai facendo ombra".

Più potente e più ricco di Alessandro, Diogene poteva infatti rifiutare più di quanto il re potesse concedere.
Ed era solito dimostrare come le sue ricchezze erano superiori di gran lunga a quelle dei re poichè egli non mancava mai di nulla mentre un re non è mai soddisfatto...
Sfacciato, irriverente, beffardo, il Cane è cosi’ diventato nel tempo un’ icona della critica al potere, alle istituzioni e alle vanità umane.
Una delle sue pratiche più divertenti consisteva nell’ esporre il dito medio per vedere la reazione dei propri interlocutori....
E in proposito diceva qualcosa di incredibilmente profondo e attuale:

” Nel mondo in cui viviamo un dito è il criterio della follia degli uomini: se uno va in giro mostrando il dito medio si pensa che sia folle, ma se il dito è l’ indice va tutto bene”.

Diogene è semplicemente un mito, un anarchico dell’ antichità: uno che non ha avuto mai paura di andare nella direzione opposta a quella in cui andava il mondo intero. E’ stato anche la prima persona riconosciuta ad aver utilizzato il termine di cosmopolita. Diogene Laerzio ci racconta infatti che quando Diogene il Cane fu interrogato sulla sua provenienza egli rispose: “Sono cittadino del mondo”,
ed è una dichiarazione tanto più sorprendente in quanto fatta in un epoca in cui l’ identità degli individui si legava fortissimamente alle Polis.
Quanto all’ epiteto di Cane, probabilmente nato in modo spregiativo, esso ha tuttavia una radice positiva che consiste nel fatto che Diogene medesimo riteneva che, dal momento che gli esseri umani vivono in modo artificiale e ipocrita, essi devono piuttosto studiare e seguire gli atteggiamenti del cane. Questo lo ha portato da un lato a rifiutare qualsiasi decenza, di qua quella sua abitudine a praticare in pubblico le funzioni fisiologiche senza disagio (Il cane pisciava negli anfiteatri!!!), dall’ altro ad accontentarsi dei costumi più umili: perchè il cane mangia di tutto, e non si preoccupa di dove dorme.
Assolutamente a proposito sono queste parole di Seneca:

“ Dimmi, te ne prego, chi ammiri di più tra Diogene e Dedalo, chi ti sembra più sapiente. il secondo, che ha inventato la sega, o il primo, che quando vide un bambino bere nel cavo delle mani, prese dalla bisaccia la sua tazza e la ruppe, e rimproverando se stesso disse: <<>> Poi si rannicchiò nella sua botte come un cane e si riaddormentò”.

Inoltre, sempre secondo Diogene, i cani vivono nel presente senza ansietà, e non si occupano di inutile filosofia astratta. E Infine sanno istintivamente chi è amico e chi è nemico: al contrario degli uomini, che o ingannano o sono ingannati, i cani riconoscono sempre la verità.
Ma la sua filosofia consiste perciò anche nell’ agire, nel mordere, come egli stesso ha esclamato una volta:

“ A che ci serve un uomo che ha passato tanto tempo a fare filosofia senza dar fastidio a nessuno?”

Giuseppe De Lucia 27 / 04/ 2010