Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente.
Bertolt Brecht

Il caffè del castagno

Il caffè del castagno è il locale in cui i sovversivi, nel capolavoro di Orwell 1984, si riunivano per dare vita alle loro iniziative.

sabato 6 agosto 2011

Associazione culturale DOXA – Circolo Arci


Sono molto felice di poter annunciare la nascita dell’associazione “Doxa – Circolo Arci”, con sede a Guardia Sanframondi, in via Condotto s.n.c ., dove in precedenza era allocato il Club Juventus.
Il nome che abbiamo scelto per l’associazione indica chiaramente che non abbiamo pretese impossibili, non ci ispiriamo alla verità assoluta, in nome della quale si sprecano fiumi di parole. L’opinione è per definizione soggettiva, ma ci sta bene così…
E tra i tanti tipi di opinione una in particolare ci sta molto a cuore; ci ispiriamo alla “bassezza” dell’opinione giovanile, quella che si rende conto del tipo do società in cui si trova ma non vuole arrendersi, quella che si lascia trasportare dagli istinti e che crede ancora negli ideali. L’opinione spinta dalla rabbia, dalla gioia, dal rancore, e da qualsiasi altro sentimento forte verso un paesino che da millenni ormai considera i giovani solo come fascia d’età compresa tra la pubertà e il lavoro. Naturalmente la considerazione aumenta (e solo in alcuni periodi di tempo, molto limitati) in modo sproporzionato se i giovani hanno già il diritto al voto, altrimenti possono tranquillamente continuare a fare la propria vita.
Ho visto scivolare via campagne elettorali piene di voglia di fare, ho ascoltato inutilmente promesse e sperato in una organizzazione che potesse essere il punto di riferimento per tutti i giovani di Guardia Sanframondi, ho visto cadere nell’ombra manifestazioni (prima tra tutte il Six Day Sonic Madness) che avevano dato importanza e obiettivi all’adolescenza di molti di noi.
Quando, con tutti gli aderenti, abbiamo iniziato a discutere della effettiva possibilità di realizzare una associazione capace di riunire giovani di “diversa provenienza” (passatemi il termine un po’ retrò) ci siamo resi conto che gli unici problemi sarebbero stati di carattere burocratico ed organizzativo; le idee non mancavano e, anzi, erano perfino troppe da realizzare. Nessuno di noi credeva che l’iniziativa raccogliesse così tante adesioni in così poco tempo, ma quando mi sono ritrovato faccia a faccia con i numeri la sorpresa è durata pochi secondi, immediatamente soppiantata dalla soddisfazione. Appena ho capito di non essere “uno dei pochi” a credere che i ragazzi non possono, e non devono, passare intere giornate davanti ai bar o navigando sui social network, mi sono sentito bene.
Il nostro scopo è quello di esprimere le nostre opinioni attraverso la diffusione della cultura, attraverso la lotta alle mafie e a tutte le forme di violenza e discriminazione, attraverso l’educazione alla convivenza civile e alla cittadinanza, attraverso la promozione di una società multiculturale, attraverso la salvaguardia dell’ambiente.
Tutto questo, ci tengo molto a precisarlo, in un periodo in cui non si può dubitare di strumentalizzazioni da parte di chicchessia. Le campagne elettorali sono lontane, e le riunioni fittizie in cui si parlava di codesti “giovani” sono ormai passate di moda. La terminologia fatta di “sui giovani" e "con i giovani” è passata di moda, in attesa di nuove elezioni. I giovani, però, sono rimasti.
Auguri a tutti i soci, e un grazie di cuore a quelli che ci hanno sostenuto dall’inizio, o stanno pensando di sostenerci d’ora in poi. Il tesseramento è aperto a tutti.

Lorenzo Carangelo
Responsabile comunicazione pro tempore
Associazione culturale DOXA – Circolo Arci, Via Condotto s.n.c. Guardia Sanframondi

domenica 16 maggio 2010

Riusciremo a sconfiggere i giganti?

Rileggendo “I Giganti della montagna”,opera incompiuta dell’agrigentino Pirandello,mi sono chiesto: Riusciremo a sconfiggere i giganti a Guardia Sanframondi?

Ma chi sono questi Giganti? Metaforicamente rappresentano quella parte della società moderna che rifiuta la cultura,l’arte. Nel nostro caso, tutti coloro che che non vogliono lo sviluppo sociale, culturale ed economico del nostro paese. Tanto è vero che Giorgio Strehler ne ha rappresentato tre edizioni,in tre momenti storici: nel 1947 l’Italia usciva dalla guerra, i “Giganti” servivano ad esorcizzare gli ancora dolenti incubi della morte in una rinnovellata speranza di rinascita,dove il mito si combinava con la favola e la realtà con l’ottimismo, ma era anche una denuncia da parte dell’artista all’oppressione del regime fascista attuata sull’arte attraverso la manipolazione del teatro e la censura. Infatti l’identità Giganti-regime ci è data dalla scelta della Favola del figlio cambiato,perno attorno al quale ruota tutta la vicenda di Ilse,testo che la censura fascista aveva proibito.

Nel 1966 tempi di buie vigilie, quindi il ’68 e nel 1994 rappresenta i gravi sconvolgimenti politici che hanno toccato l’Italia,cioè tangentopoli.

Allora,io mi chiedo:a Guardia Sanframondi chi sono i Giganti? Sono tutti coloro che hanno contribuito allo sfascio di questo Paese e tutt’oggi amministratori? Oppure i figli degli amministratori precedenti? Oppure gli elettori?

Strehler a partire dal 1966 fa cadere un sipario di ferro sulla carretta che trasporta il corpo esanime di Ilse e lo esibisce al pubblico,come se lo accusasse di essere l’assassino di Ilse,quindi della poesia. Ma chi sono gli assassini del nostro bel Paese? Non è che siamo noi elettori?

Più o meno la storia dei “ I giganti della montagna” è questa:

Una compagnia di attori girovaghi, guidata dalla contessa Ilse, avendo deciso di recitare “La favola del figlio cambiato” (una opera altamente drammatica dello stesso Pirandello) e non trovando accoglienza nei comuni teatri, giunge ad una villa che sembra abbandonata. Gli strani e misteriosi abitanti della villa, il mago Cotrone e gli Scalognati, cercano dapprima di allontanarli con tuoni, fulmini, apparizioni di fantasmi e altro, infine, poiche` i commedianti non si lasciano intimorire, li accolgono, e Cotrone cerca di convincere la contessa a recitare per gli ospiti della villa il suo dramma, una storia scritta per lei da un giovane poeta che, innamorato e da lei respinto, si e` ucciso. La villa puo` accoglierli perché e` una ‘dimora molto particolare’, dove tutto puo` realizzarsi, basta volerlo: “Siamo qui come agli orli della vita, Contessa” dice Crotone ad Ilse “Gli orli, a un comando, si distaccano, entra l’invisibile: vaporano i fantasmi. E` cosa naturale. Avviene cio` che di solito nel sogno. Io lo faccio avvenire anche nella veglia. Ecco tutto. I sogni, la musica, la preghiera, l’amore… Tutto l’infinto che e` negli uomini, lei lo trovera` dentro e intorno a questa villa” Ma Ilse non accetta, vuole che, in qualche modo, chi assiste all’opera teatrale venga coinvolto, magari in modo conflittuale; allora Cotrone le propone di recitare la sua favola ai Giganti della montagna, potenti signori occupati nella realizzazione di grandi opere, che potrebbero inserirla in un contesto di festeggiamenti per un loro importante matrimonio.
La tragedia termina con l’arrivo dei Giganti (si odono musiche e urla quasi selvagge) ed ecco le ultime parole scritte da Pirandello e pronunciate da Diamante, la seconda donna della compagnia del teatranti: “Ho paura…”
Nell’epilogo, che non e` nel dramma, ma che era nelle intenzioni dell’autore, poi, si viene a sapere che i Giganti, tutta razionalita` e interessi materiali, non accettano la proposta, non hanno tempo per la poesia e le cose dello spirito, ma permettono che la rappresentazione venga allestita per il popolo, i loro servitori. Ilse, pure consapevole del pericolo di portare la sua arte a chi e` completamente privo di sensibilita`, accetta. Urla e fischi accolgono la rappresentazione, gli attori reagiscono, nasce una zuffa, Ilse viene uccisa.

Comunque voglio concludere in maniera ottimistica: I Giganti hanno sempre vinto,ma hanno sempre perso,nel mito e nella storia. L’uomo,lui no,che non si è definitivamente perduto.

(Giorgio Strehler)

Silvio Capocefalo

sabato 8 maggio 2010

I CENTO PASSI


Domani è Domenica 9 Maggio. La festa della mamma. O forse no. Domani è domenica 9 maggio, trentaduesimo anniversario dalla morte di Peppino Impastato, giornalista radiofonico siciliano. Non c’è nulla da festeggiare, tutt’al più da ricordare. Ricordare che Peppino Impastato non è morto per desiderio di gloria, come desideravano i combattenti in guerra nell’antica Grecia. Peppino è morto per noi, perché noi potessimo ricordare quello che lui faceva contro le criminalità organizzate.

Peppino Impastato, per chi non lo sapesse, era il figlio di un affiliato al clan di Tano Badalamenti e ha dedicato la sua vita per informare i cittadini sulla mafia e allo stesso tempo schernirla. Aveva creato una radio con i suoi amici, Radio Aut, e in questa radio oltre a dare informazioni importanti era la voce di una rubrica satirica che probabilmente, insieme al suo impegno politico, fu la causa della sua morte. Venti anni dopo fu recuperata la sua memoria e fu condannato il capoclan Badalamenti come mandante per la sua morte.

Volevo ricordarlo con un pezzo di una sua poesia:

Lunga è la notte
e senza tempo.
Il cielo gonfio di pioggia
non consente agli occhi
di vedere le stelle.
Non sarà il gelido vento
a riportare la luce,
nè il canto del gallo,
nè il pianto di un bimbo.
Troppo lunga è la notte,
senza tempo,
infinita.

Alcune considerazioni personali: Pochi giorni fa è stato arrestato un minorenne per detenzione di stupefacenti ai fini dello spaccio. Due dosi di eroina, otto dosi di hashish e quattro confezioni i marjuana. Non sto parlando di agro aversano o della provincia di Napoli ma del nostro paese, Guardia Sanframondi, che sembra ancora lontano dalle logiche camorristiche spaventosamente vicine del casertano. E’ solo apparenza.


Lorenzo Carangelo

giovedì 6 maggio 2010

mercoledì 5 maggio 2010

Bossi: unità d'italia ricorrenza inutile

Il Senatur non si smentisce mai. Il leader storico dell Lega ha infatti annunciato che i festeggiamenti per l'unità d'Italia non sono proprio il suo forte, come daltronde aveva già fatto capire il Ministro della (?) Semplificazione Calderoli.
Come fare a dargli torto? Non si può proprio in nessun modo, sono convinti che il Sud è il male d'Italia e andranno avanti con questa storia fin quando qualcuno gli darà, o gli farà credere di aver avuto, il famoso federalismo fiscale. Cosa poi sia nello specifico non lo sanno nemmeno loro, dato che hanno firmato una bozza di legge (insieme al Partito Democratico) nella quale si dice che il federalismo fiscale non farà danni agli italiani (e allora come farà a favorire i padani?) e non punterà alla divisione della nazione (e allora perchè è inutile partecipare ai festeggiamenti dell'unità d'Italia?). Sono proprio strani questi italiani....