
Diogene di Sinope (412 a. C.- 323 a. C.), conosciuto anche con l' epiteto di "Diogene il Cane",
oppure anche come "Socrate il pazzo", è stato un grandissimo filosofo dell' antichità, massimo esponente della scuola socratica di Antistene, che prenderà giustappunto il nome di "scuola cinica". Alcune delle abitudini che lo hanno caratterizzato, come "colui che viveva in una botte" o " che andava in giro con la lanterna accesa in pieno giorno perché intento a cercare l’ uomo..", sono passate ormai alla storia, imprimendosi nell’ immaginario filosofico, artistico e umano di ogni tempo.
Anche materialmente Diogene di Sinope ha esrcitato un influsso profondissimo su tutta la cultura occidentale: dal Cristianesimo arcaico sino ai giorni nostri con Peter Sloterdijk, che ha riproposto il cinismo antico come rimedio al fallimento del razionalismo illuminista.
Purtroppo bisogna qui rimproverare che questa grande figura, se si eccettuano pochi circoli di elite, è tutt’oggi bisfrattata, boicottata, evitata dagli specialisti, misinterpretata nelle scuole, e questo semplicemente per via delle sue idee fermissime e dei suoi comportamenti giudicati da sempre ribelli o stravaganti.
Contemporaneo di Platone, verso il quale ha manifestato sempre grande ironia, Diogene è stato infatti l’ interprete più radicale e agguerrito della critica alla società e ai valori tradizionali inaugurata dal maestro Socrate. Ma, fatto più unico che raro nella cultura filosofica occidentale e antiteticamente allo stesso Socrate, durante le discussioni, il Cane non pone alcun problema, non fa nessuna domanda, piuttosto si pone dalla parte di chi risponde, e pare che quanto a battute sferzanti volte ad ammutolire l' interlocutore sia stato impareggiabile.
Esattamente all' opposto di Platone ( proprio colui che lo etichettò come “ un Socrate impazzito”) egli rinnega radicalmente la povera arroganza della teoria alla quale preferisce l’ umile ricchezza della vita: ecco dove Diogene è molto più socratico di Platone.
Cicerone nelle tusculanae disputationes ci racconta un aneddoto storico sulla sua concezione della libertà: pare che una volta Alessandro Magno, tanto affascinato dal filosofo, gli avesse domandato se avesse bisogno di qualcosa, lui che con tutte le sue ricchezze avrebbe potuto soddisfare qualsiasi desiderio .... E indovinate cosa rispose Diogene al grande re:
"Si in questo momento di una cosa ho bisogno. Spostati un pò dal Sole che mi stai facendo ombra".
Più potente e più ricco di Alessandro, Diogene poteva infatti rifiutare più di quanto il re potesse concedere.
Ed era solito dimostrare come le sue ricchezze erano superiori di gran lunga a quelle dei re poichè egli non mancava mai di nulla mentre un re non è mai soddisfatto...
Sfacciato, irriverente, beffardo, il Cane è cosi’ diventato nel tempo un’ icona della critica al potere, alle istituzioni e alle vanità umane.
Una delle sue pratiche più divertenti consisteva nell’ esporre il dito medio per vedere la reazione dei propri interlocutori....
E in proposito diceva qualcosa di incredibilmente profondo e attuale:
” Nel mondo in cui viviamo un dito è il criterio della follia degli uomini: se uno va in giro mostrando il dito medio si pensa che sia folle, ma se il dito è l’ indice va tutto bene”.
Diogene è semplicemente un mito, un anarchico dell’ antichità: uno che non ha avuto mai paura di andare nella direzione opposta a quella in cui andava il mondo intero. E’ stato anche la prima persona riconosciuta ad aver utilizzato il termine di cosmopolita. Diogene Laerzio ci racconta infatti che quando Diogene il Cane fu interrogato sulla sua provenienza egli rispose: “Sono cittadino del mondo”,
ed è una dichiarazione tanto più sorprendente in quanto fatta in un epoca in cui l’ identità degli individui si legava fortissimamente alle Polis.
Quanto all’ epiteto di Cane, probabilmente nato in modo spregiativo, esso ha tuttavia una radice positiva che consiste nel fatto che Diogene medesimo riteneva che, dal momento che gli esseri umani vivono in modo artificiale e ipocrita, essi devono piuttosto studiare e seguire gli atteggiamenti del cane. Questo lo ha portato da un lato a rifiutare qualsiasi decenza, di qua quella sua abitudine a praticare in pubblico le funzioni fisiologiche senza disagio (Il cane pisciava negli anfiteatri!!!), dall’ altro ad accontentarsi dei costumi più umili: perchè il cane mangia di tutto, e non si preoccupa di dove dorme.
Assolutamente a proposito sono queste parole di Seneca:
“ Dimmi, te ne prego, chi ammiri di più tra Diogene e Dedalo, chi ti sembra più sapiente. il secondo, che ha inventato la sega, o il primo, che quando vide un bambino bere nel cavo delle mani, prese dalla bisaccia la sua tazza e la ruppe, e rimproverando se stesso disse: <<>> Poi si rannicchiò nella sua botte come un cane e si riaddormentò”.
Inoltre, sempre secondo Diogene, i cani vivono nel presente senza ansietà, e non si occupano di inutile filosofia astratta. E Infine sanno istintivamente chi è amico e chi è nemico: al contrario degli uomini, che o ingannano o sono ingannati, i cani riconoscono sempre la verità.
Ma la sua filosofia consiste perciò anche nell’ agire, nel mordere, come egli stesso ha esclamato una volta:
“ A che ci serve un uomo che ha passato tanto tempo a fare filosofia senza dar fastidio a nessuno?”
Giuseppe De Lucia 27 / 04/ 2010
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