Poche settimane fa i ministri del governo Monti hanno
pubblicato online le dichiarazioni dei redditi, dicendo per altro di farlo
nella convinzione che sia un importante apporto alla democrazia.
Il ministro della giustizia Paola Severino, peraltro la più
ricca del consiglio dei ministri italiano, ha dichiarato: “Penso che ogni
personaggio pubblico debba mettere in conto di poter perdere una parte della
propria privacy per assicurare la massima trasparenza sul proprio comportamento”.
Su questo sono d’accordo, nel senso che la trasparenza è
importantissima. E’ fondamentale sapere come e quanto guadagnano i personaggi
pubblici (della politica) perché, in un mondo in cui l’economia la fa da
padrone, sapere in che modo ci può essere un conflitto d’interessi tra ciò che
si amministra e ciò che si possiede, è alla base della democrazia e dell’informazione.
Se questo poi è importante a livello nazionale, lo è
altrettanto a livello locale.
Se, ad esempio, il socio principale di un’impresa che produce
segnali stradali fosse contemporaneamente il sindaco di un paese e decida, nell’esercizio
della sua funzione pubblica, di assegnare a questa stessa impresa il
rifacimento dei segnali stradali del paese che amministra, potrebbe non essere
quello che i suoi elettori si aspettano da parte sua. E la società civile deve
saperlo.
Pertanto mi chiedo: i nostri consiglieri comunali, i nostri
sindaci e i nostri assessori, i nostri dirigenti di aziende partecipate locali
hanno mai pensato di rendere pubblica la loro dichiarazione dei redditi?
Sarebbe un importante atto di democrazia, ma non dovrei
essere di certo io, dalla mia posizione di giovane universitario, a ricordarlo
a politicanti e politici di lunga data. Fatto sta, che questa “indicazione” un po’
tecnico-governativa, un po’ giornalistica, non è ancora stata recepita a
livello locale, come se i comuni non fossero vissuti dagli stessi cittadini che
pretendono trasparenza a livello nazionale.
Lorenzo Carangelo
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